Nota bio-bibliografica di Michelangelo Tancredi e Pietro Labriola
a cura di Rita Duraccio

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Michelangelo Tancredi nacque a Napoli il 15 luglio 1822. Alto funzionario statale, patriota e cospiratore contro il governo borbonico, nel 1877 pubblicò Vierze stampate e no stampate, una silloge di sessantasette canzoni musicate, dal 1844 in poi, dai compositori Labriola, Francesco Paolo Tosti, Biscardi, Cammarano, Petrella ed altri artisti in vista sulla scena musicale partenopea dell’Ottocento. Tancredi si interessò anche alla struttura della lingua napoletana. Nel 1902, infatti, pubblicò un Saggio grammaticale sulla pronunzia e sull’ortografia del dialetto napoletano. Fra le sue canzoni di maggior successo sono da annoverare Spassammoce (1851), Parlate a papà (1851), Lo scornuso (1856), La vajassa (1857). Tancredi morì a Napoli il 2 aprile 1914.



Nonostante Pietro Labriola sia stato il più autorevole compositore dell’Ottocento napoletano – ha composto serenate, barcarole, tarantelle, canzoni, scene, romanze – le notizie sulla sua vita sono piuttosto scarse. La sua biografia è stata abilmente ricostruita da Ettore De Mura, autore dell’Enciclopedia della canzone napoletana  in tre volumi (Napoli, casa editrice Il Torchio, 1963). Labriola nacque a Napoli l’11 marzo 1820 e studiò al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, diplomandosi forse in canto e pianoforte. Fu tenore nella Cappella reale e sposò Amalia Petrella, figlia di Enrico, noto compositore di opere liriche e autore della Jone. Guadagnava pochissimo con il suo lavoro, «per ogni canzone riceveva non più di trenta carlini quando non ne percepiva anche di meno», ci riporta De Mura nella sua Enciclopedia. Nel 1858 Il maestro venne scritturato dall’editore Cottrau, il quale pubblicò molte delle sue composizioni, non raggiungendo però il successo tanto agognato. L’editore continuò così a pubblicare alcune canzoni del musicista che all’epoca erano ancora in voga. E nel 1865 fu la volta della pubblicazione di un catalogo contenente ben 98 brani. Nello stesso anno l’editore Fabricatore pubblicò quarantatre delle sue canzoni nella raccolta L’Aura di Mergellina,  tra cui ricordiamo la famosissima Scetete scé, A Maggio, Lo Pescatore, Mammeta, A isso o a mè, S’è scumbinato, La femmena, Lo Cardillo, Si o no?, Lu muscillo e, naturalmente, Lo Guappo. Giuseppe Fabricatore in seguito ne raccolse altre, per un totale di settanta canzoni e ballabili, nella collezione Bazar Musicale. Nonostante la sua importanza, Labriola morì in povertà nell’ex convento di Sant’Agostino a Napoli, il 22 novembre 1900. Una testimonianza della profonda indigenza in cui visse il compositore è rilevabile in una sua lettera, datata 5 marzo 1883, indirizzata al Collegio di S. Pietro a Majella. Nella lettera egli chiede l’ammissione al corso di pianoforte del conservatorio napoletano di uno dei suoi figli, facendo accenno alle proprie pessime condizioni di salute ed allegando un certificato di povertà.