Il gioco della morra


Arturo Labriola
, anarcosindacalista, autore nel 1901 de “Le leggenda della camorra”, è il primo ad indicare l’origine di camorra dal gioco della morra, in particolare, parlando di capo della morra, di colui, cioè, che controllava il gioco prendendo i soldi sul vincitore. 

La morra era un gioco molto diffuso nella città di Napoli nell'Ottocento. Per giocare bastava poco. Si giocava in due, a vincere era chi, più velocemente, riusciva a indicare il numero che i due giocatori sommavano aprendo insieme, contemporaneamente, le dita di una mano. Gioco semplice ma che raggiungeva una forte violenza verbale.

L'etimologia più attendibile fa riferimento, dunque, a un campo che rientrava nelle tipiche attività della camorra che sul gioco per strada, nelle carceri ma anche nelle case da gioco, faceva sentire la sua presenza imponendo la tangente come prezzo della mediazione. Il camorrista si poneva, ovvero, come garante dell’esattezza del gioco.


Ad avallare questa tesi, un documento ufficiale: la prammatica del 1735. Questo documento rappresenta, ad oggi, la prima comparsa della parola camorra in un atto ufficiale. Nella prammatica si autorizzava a Napoli l'apertura di otto case da gioco di fronte a palazzo reale, con la dicitura “camorra avanti palazzo”. 

Arturo Labriola scrive: «La parola camorra ha la sua interpretazione in sé stessa e deriva manifestamente dal giuoco della morra, che è appunto solito nel popolino. Non c’è bisogno di ricavare dall’arabo o dallo spagnuolo la parola, che ha dovuto sorgere dal cuore stesso del popolo, per una consuetudine di vivere. E del resto ove si ponga mente che il fenomeno della camorra si svolge più acutamente intorno alle case da giuoco di infimo ordine o meglio quotate, apparrà verosimile che da qualche consuetudine plebea di giuoco trasse la parola origine. Volere la camorra, frase che anche oggi in certi ambienti si usa, avrà dovuto proprio significare: volere una parte alla vincita del giuoco della morra».