"Il sindaco del Rione Sanità" di Eduardo De Filippo
di Nicola De Blasi   



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Abstract

Il protagonista de Il sindaco del rione Sanità (1960), Antonio Barracano, come informa lo stesso Eduardo De Filippo, è la trasposizione sulla scena di un personaggio realmente esistito (il cui cognome sarebbe stato Campoluongo). Dato l’esplicito e riconosciuto aggancio con la cronaca ci si attenderebbe da questa commedia il massimo dell’aderenza all’ambiente cittadino. Tuttavia, l’interesse dell’autore si rivolge alla mentalità e alla prospettiva culturale delle persone più che alle loro azioni o al loro ambiente, visto che lo spettatore e il lettore vedono e ascoltano i personaggi che commentano eventi accaduti altrove e in altri momenti. Al centro della scena e dei dialoghi sono collocate le discussioni, preliminari e successive, rispetto a fatti che sono solo raccontati, dall’aggressione del cane ad Armida fino all’accoltellamento e alla morte del protagonista. A proposito dell'ambiente, è per esempio singolare che una storia riferita alla Sanità sia vista, nella finzione scenica, attraverso la prospettiva di un’ambientazione a Terzigno, nella tenuta di campagna del protagonista, quasi a suggerire che gli eventi vengono visti dall'esterno e da lontano. Con quest’opera si parla ancora di Napoli, di una Napoli diversa rispetto a quella di Sabato, domenica e lunedì, ma anche diversa da quella di Natale in casa Cupiello.

Anche in questo testo si profila un nesso tra alcuni elementi linguistici e la situazione culturale dei personaggi: questione sulla quale si focalizza l’interesse filologico dello storico della lingua Nicola De Blasi, curatore dell’edizione critica del Teatro eduardiano insieme a Paola Quarenghi. I pochi accenni ai requisiti culturali dei personaggi non sono insomma elementi esteriori, ma sono di per sé parte integrante della sostanza dell’intera vicenda rappresentata. Il dialetto usato in modo esclusivo, non per scelta, ma per incapacità di parlare in italiano, oppure l’italiano malamente controllato non suggeriscono comicità, ma diventano indizi di una situazione tragica, che non viene risolta dal velleitario individualismo di Barracano, mentre il finale ricorso all’esercizio della ragione da parte del dottore che intende di nuovo dare un senso al ruolo delle istituzioni lascia intravedere, nell’immediato, solo l’avvento di tempi peggiori, che forse in futuro potrebbero essere riscattati da una catarsi risolutiva. A distanza di circa cinquant'anni dalla sua composizione, dunque, questo dramma sociale assume valenze profetiche.