Nota bio-bibliografica di Achille Torelli
a cura di Fiorina Izzo

TORNA a Guappo pe fforza



torelliConseguiti gli studi presso l’istituto francese di Pietro Isidoro Boubée a Napoli, Achille Torelli (Napoli 5 maggio 1841 –Ivi 31 gennaio 1922) collaborò alla rivista del padre Vincenzo, «L'omnibus», di cui curò in particolare la rubrica «Cronache Teatrali».

Volontario nelle campagne del 1860-61 (e poi nel 1866 nel Reggimento Guide del marchese Filippo Spinola, di stanza a Custoza), vinse il concorso per l'alunnato nel Ministero dei lavori pubblici, Direzione delle poste, e dal 1863 al 1868 fu ufficiale di quarta classe dello stesso Ministero.

La sua vera passione, fin da giovane, si rivelò essere il teatro, scrivendo pièces premiate dal pubblico ma anche ai concorsi governativi banditi a fini pedagogici ed etico-civili (al proposito, si ricorda Dopo morto, atto unico in versi martelliani). Il successo giunse nel 1867(23 novembre) quando, al teatro Niccolini di Firenze, fu rappresentata la commedia I mariti, dedicata al commediografo italo-cubano Luigi Suner, e che un mese dopo fu portata in scena a Napoli dalla compagnia del noto Luigi Bellotti Bon. Colui che «venne bambino sulle scene e fu salutato come un prodigio» (così lo indicò Federico Verdinois in Profili letterari, p. 66) fu insignito, nello stesso anno, del titolo di Cavaliere dell'ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro , mentre nel 1876 venne chiamato a dirigere l'Accademia filarmonica a Palazzo Serra di Cassano (dove fece sceneggiare Una partita a scacchi del Giacosa) e poi presidente del Circolo artistico napoletano Carlo Goldoni.

Tuttavia, il favore del pubblico e dei critici, dopo il precoce successo, si andava attenuando e il drammaturgo, senza interrompere la produzione di testi teatrali, si rivolse dapprima alla poesia (Schegge, Bologna, Zanichelli, 1878) e poi agli studi di erudizione e di filosofia (La Scienza dell'Arte, Napoli, Giannini, 1895 e L’arte e la Morale, Portici, Tip. Vesuviana, 1906). È così che Torelli si inserisce nella cerchia di letterati insigni e frequenta i numerosi salotti culturali delle città d’Italia, Firenze e Milano in particolare, stringendo amicizia con Praga, Capuana, Verga, Verdi e Manzoni.

L’amarezza e il dolore per il non essere arriso dal grande pubblico turbarono profondamente l’animo del Torelli, come apparve evidente ne L’uomo mancato (Venezia, Teatro Apollo, 1872).  Diradò, ma non interruppe mai, l'attività teatrale e i suoi drammi si recitarono in giro per l'Italia. Tra le altre commedie, Un colore del tempo  (1875), I Rosellana, Triste Realtà (1871), La Moglie, Troppa Grazia, L’israelita, La Verità, Filia suavissima, Fragilità, Gli onesti.

Con decreto del 1º gennaio 1883, a firma del Ministro dell'istruzione pubblica, il quarantaduenne Achille Torelli fu nominato, in base alla Legge Casati, assistente straordinario alla Biblioteca Nazionale di Napoli, allora diretta da Vito Fornari. A seguito della donazione, nel 1888, da parte del conte Edoardo Lucchesi-Palli della vasta raccolta libraria di famiglia allo Stato, il Torelli (non del tutto estraneo alla decisione del conte) cominciò a interessarsi dell'istituzione dell'omonima biblioteca speciale presso la Nazionale di Napoli. Tuttavia, a causa di diffuse e crescenti difficoltà ambientali, nel 1900 il nuovo direttore della Biblioteca Nazionale, Emidio Martini, appena succeduto al defunto Vito Fornari, chiese e ottenne dal Ministero la rimozione del Torelli dall'incarico presso la Biblioteca Lucchesi-Palli e la sua destinazione alla direzione della Biblioteca di San Giacomo, in piazza del Municipio, a partire dall'ottobre dello stesso anno. Al suo posto, come direttore della Lucchesi Palli, si susseguirono Giulio Massimo Scalinger e, dal 1902, Salvatore Di Giacomo.

A pochi giorni dal collocamento a riposo, avvenuto nel 1916 per raggiunti limiti d'età, il Palazzo di San Giacomo, sede della Biblioteca, fu investito da un principio di incendio che provocò al Torelli un aggravamento della malattia polmonare che lo porterà alla morte, avvenuta il 31 gennaio 1922.

Dunque, Achille Torelli, autore altresì del romanzo d’appendice L’amore che dura, è uno scrittore prolifico, al quale non è stata data abbastanza attenzione critica, cosicchè la maggior parte delle sue opere teatrali risultano inedite e manoscritte, confluite nel fondo “Achille Torelli” della sezione Lucchesi-Palli, se si escludono le due raccolte portate avanti dal Torelli stesso, Teatro scelto (Napoli, Marini, 1902) e Teatro napoletano, Napoli mia!(Napoli, Rispoli,1947). Nè vanno dimenticate le numerose trasposizioni vernacolari di alcune sue commedie (ad esempio Lo buono marito fa la bona mugliera, tratta da I mariti) da lui stesso realizzate e le pièces propriamente dialettali, come Tu si na santa, E ddoje catene, O miullo d'a rota, ’A chiesa d’‘o sangue.


 

Bibliografia essenziale

 

Opere

A. TORELLI, Teatro, Milano, Barbini (vari volumi)

Id., Il Cantico dei Cantici, Napoli, De Angelis, 1891

Id., La canzone di Salommone ovvero sia la mamma de tutte le canzone votata e spiegata a lengua nostra , Napoli, Giannini, 1892.

Id., Alla vita e alla sua parola. Canzone, Caserta, Marino, 1900.

 

Studi

AA.VV., Achille Torelli. Giornalista, commediografo, bibliotecario. Mostra bibliografica, documentaria, iconografica. Settimana dei Beni Culturali, 2-8 dicembre 1991. Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Biblioteca Nazionale di Napoli sez. Lucchesi-Palli, 1991;

AA.VV., Achille Torelli nei documenti della Biblioteca di Napoli, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1995;

ANGRISANI R., Il teatro di Achille Torelli, in "La Favilla", Rivista letteraria dell'Umbria e delle Marche, 1905, pp. 67-71;

CROCE A., Note sulla letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX. Achille Torelli e Paolo Ferrari, in "La critica" Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia, a. III, fasc. IV, 20 luglio 1905; pp. 253-279;

PETRICCIONE D., Achille Torelli artista e bibliotecario, in "Accademie e biblioteche d'Italia", a. XIII, 6 agosto 1939, PP. 538-51.