Nota bio-bibliografica di Menotti Bianchi
a cura di Loredana Palma

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Poche sono le notizie biografiche che è possibile reperire sull’autore. Egli stesso, nella lettera aperta a Giovanni Verga che antepone all’edizione del 1909 del dramma ’E guarattelle (M. BIANCHI, ’E guarattelle. Dramma Napoletano in un atto preceduto da una lettera aperta a G. Verga, Napoli, Società Libraria Italiana Editrice, 1909), ricordando le parole d’incoraggiamento ricevute dal maestro del Verismo all’atto della pubblicazione del suo Comparatico, nel 1884, quand’era appena sedicenne, ci fornisce una indicazione circa la sua data di nascita, che dovrebbe quindi essere collocata nel 1868. Nella stessa lettera Bianchi considera come in, occasione di quel suo esordio, egli fosse riuscito a trovare molte compagnie siciliane (il dramma era di ambientazione siciliana) disposte a rappresentare Comparatico, il suo «piccolo e semplice lavoro in un atto» che – aggiunge - «ebbe ottimo successo, e fece il giro di molti teatri di molte città di Sicilia» (Ivi, p. 7). Al contrario, si lamenta del «solingo oblio» (Ivi, p. 5) a cui nel presente appare relegato citando, in particolare, il comportamento del famoso attore Giovanni Grasso, che pure aveva portato in precedenza sulle scene parecchi suoi lavori suscitando intorno al suo nome «dei veri successi impensati» (Ivi p.9).
«Il Grasso d’oggi» – constata amaramente il drammaturgo - «s’è fatto un pregio di chiedermi altri lavori, e di non darmene più conto alcuno. E fu un vero caso se, scorrendo il Figaro mi fu dato comprendere ch’egli, al Marigny aveva dato la mia Rosa Esposito, sotto un titolo diverso: Rusidda, sotto un diverso nome d’autore e con una lieve modificazione nell’ultima scena. Alle mie vive proteste, egli finse di cadere dalle nuvole, e alfine mi fece scrivere dal suo segretario Cecchini “Il cavalier Grasso mi incarica di dirle che per lui è un vero piacere che la Rusidda sia Sua, e d’ora in avanti sarà messo il suo nome sul manifesto.” Cosa che – inutile dirle – non fece mai, rappresentando Rusidda a Roma e in altre città d’Italia» (Ivi, pp. 9-10).

Vi sono, tuttavia, degli attori ai quali va l’apprezzamento del Bianchi come, ad esempio, Adelina Magnetti, Luigi Galloro, Marietta Del Giudice. Si tratta di pochi artisti, che egli definisce «veramente sensitivi e profondi […] degni di penetrare il valore della vita, e di interpretare un lavoro d’arte vera», che si distinguono da una maggioranza di colleghi che «ci tengono a voler essere perenni creatori di riso» così come, dal canto loro, le Compagnie dialettali napoletane «si restringono intorno al vecchio repertorio brillante». Il motivo del suo isolamento nel panorama teatrale italiano, secondo Bianchi, va ricercato proprio nel fatto che «da noi mancano le Compagnie dialettali atte ad interpretare un lavoro d’arte pura. Pare che si sia radicato nella moltitudine il concetto che il teatro dialettale napoletano debba essere unicamente ristretto alle riduzioni di pochades francesi nel nostro popolare idioma, e nelle commedie grottesche, auspice la maschera di Pulcinella» (p. 6).

I tre attori menzionati, tuttavia, pur avendo le caratteristiche idonee a rappresentare i suoi drammi, da soli non possono certo formare una Compagnia completa. Ed ecco quindi che il drammaturgo si sfoga con il suo interlocutore, Verga, dicendo: «i miei lavori sono condannati al silenzio, dal quale escono solo a quando a quando, fuggevolmente, apparendo nella assai modesta veste dell’opuscolo a stampa» (Ivi, p.7).

Si tratta di una testimonianza importante che ci fornisce una preziosa indicazione circa la diffusione dell’opera di Menotti Bianchi la cui produzione, tuttavia, poggiata prevalentemente su atti unici, poté contare sull’apprezzamento del pubblico degli “addetti ai lavori”, come testimoniano i numerosi riconoscimenti giunti al drammaturgo nel corso degli anni e riportati nella prefazione della raccolta Teatro dialettale napoletano (M. BIANCHI, Teatro dialettale napoletano, Napoli, Patarino, 19112). Qui passano in rassegna le voci più autorevoli della critica e del teatro italiano: Giannino Antona Traversi, Washington Borg, Roberto Bracco, Luigi Capuana, Luigi Conforti, Biagio Chiara, Federico De Maria, Salvatore Di Giacomo, Achille Macchia, Domenico Milelli, Gerolamo Rovetta, Ferdinando Russo, Emilio Scaglione, Achille Torelli, Giovanni Verga.

Più di uno di loro, come Nicolò F. Mancuso, nel curare il suo profilo introduttivo al volume, sottolinea la capacità di Menotti Bianchi di condensare un dramma nel breve spazio di un atto. Roberto Bracco, ad esempio, esprime ammirazione per le spiccate facoltà sceniche dell’autore e riconosce al Bianchi un’indubbia abilità nel taglio breve delle sue opere: «In tutti i piccoli drammi avete preferito lo scorcio, che è anche per me una delle manifestazioni più interessanti dell’arte teatrale. Lo scorcio è difficile ed è pericoloso, ma voi ne siete maestro, e io amo le difficoltà e i pericoli» (Ivi, p. XVI). Luigi Capuana (1908) dice di aver letto di un fiato Napoletana («cosa indovinatissima, caratteristica») e chiede se sia stata rappresentata, dicendosi sicuro del successo del dramma, purché portato in scena da «interpreti degni». Elogia in particolare «l’appassionata creazione di Cannetella, figura indimenticabile, vera, proprio viva!» (Ivi, pp. XVI-XVII). Il poeta Federico De Maria (1909) apprezza il dramma ’A Morte, «il più possente», ma concorda con il giudizio di Capuana ritenendo Napoletana «un vero capolavoro di verità di colorito locale, e di carattere» (p. XVIII). A Notte, definito «piccolo dramma[…] davvero pieno di passione e di tragicità», accorda invece le sue preferenze Salvatore Di Giacomo (1907) mentre Achille Macchia si unisce al coro di lodi per Napoletana che egli ritiene «la migliore tra le commedie tragiche» del Bianchi. Lo stesso Macchia esprime un’interessante considerazione sulla produzione del drammaturgo Egli, infatti, ritiene che quello di Bianchi non sia «semplicemente teatro d’ambiente ma anche di caratteri, è opera di teatro e di poesia» (Ivi, p. XIX). Esso è, insomma, un teatro da cui scaturisce una profonda essenza umana, un teatro sincero. «Perciò – conclude Macchia – la veste dialettale di esso può restare contingenza secondaria, trascurabile essendo la ragion d’essere dei lavori tutti nel contenuto ideale, nell’intrinseco pregio, nella idea motrice e nelle parole di verità, negli schianti di dolore, nella felice, sobria, nitidissima dipintura ambientale» (Ivi, p. XX).

Insistono sulla rapidità e l’efficacia della produzione teatrale di Menotti Bianchi anche i giudizi di Domenico Milelli e Gerolamo Rovetta (1908). Il primo, infatti, sottolinea la profondità del contenuto, la freschezza di colorito e di tocchi, la rapida ed efficace visione drammatica; il secondo riconosce la sincerità, la poesia, la spontaneità del dialogo ed accosta il tratto della scrittura quasi alla pennellata di un pittore («Direi, quasi, che nello scrivere i suoi drammi, lei ha usato più che la penna, il pennello del grande pittore napoletano Dalbono», p. XXI). Allo stesso modo, Ferdinando Russo (1911) definisce il drammaturgo «pittore e poeta» (p. XXII).

Quasi a conclusione della rassegna critica che apre la raccolta del Teatro dialettale napoletano, troviamo anche il giudizio di Emilio Scaglione che considera positivamente lo sviluppo della produzione artistica del drammaturgo. Lo Sfregio - che Scaglione fa coincidere con l’inizio dell’opera drammatica di Menotti Bianchi - si presenta quindi, ai suoi occhi, come un «lavoro che, e per tecnica e per concezione, troppo si avvicina ai generi che trionfavano venti o venticinque anni fa, generi primitivi in cui l’Arte si camuffava di sanguigne tuniche e un colpo di coltello risolveva, perpetuamente, il nodo scenico» (Ivi, pp. XXII-XXIII).

Anche Verga, all’altezza del 1902, mostra di apprezzare l’evoluzione segnata dal dramma ’A figlia d’ ’a Madonna rispetto al pur premiato Rosa Esposito e conclude la sua lettera a Bianchi, che egli definisce «giovane di molto ingegno», augurandogli una brillante carriera. Analogamente, Achille Torelli, in risposta a una dedica rivoltagli dal Bianchi, indirizza al giovane drammaturgo parole di augurio e qualche consiglio: «[…] avete tutto per essere un forte autore drammatico, e se riuscite a voler meno i contrasti, avrete al tutto conseguito il posto che vi spetta».

Rimane ancora aperta la discussione sul ruolo giocato da Menotti Bianchi nel panorama teatrale del primo Novecento.

La produzione di Menotti Bianchi si concentra nel primo decennio del Novecento ma alla fine dell’Ottocento il drammaturgo aveva già composto Comparatico (1884),  Lo sfregio (1894) e Rosa Esposito (1897), premiata nel 1902 con il primo premio del concorso drammatico del «Mattino» (la giuria era composta da: Eduardo Scarfoglio, Matilde Serao, Federigo Verdinois, Achille Torelli, Giulio Massimo Scalinger, Riccardo Forster, Ferdinando Russo, Francesco Gabriele Starace, G. Bellezza).

 


Bibliografia essenziale


Opere

Comparatico (1884). Bozzetto drammatico con lettera-prefazione di G. Verga, seconda edizione rivista e corretta dall’autore e illustrata da Eduardo Matania, Napoli, Romano, 1889;

Lo sfregio. Scene napoletane, Napoli, Edizione F. Lezzi, 1894;

Rosa Esposito. Commedia dialettale in un atto, Napoli, Chiurazzi, 1897;

’A figlia d’ ’a Madonna. Scene napoletane in un atto, traduzione dialettale di Raffaele Della Campa, Napoli, Chiurazzi,1903;

Comm’a nu brutto suonno!... Scene napoletane in un atto, traduzione dialettale di Luca Postiglione, Napoli, Chiurazzi, 1905;

’O duvere. Scene napoletane in un atto, traduzione dialettale di Eduardo Pignalosa, Napoli, Chiurazzi, 1905;

Notte. Scene drammatiche in un atto, traduzione dialettale di Raffaele Chiurazzi, Napoli, Chiurazzi 1905;

’O sfregio. Scene napoletane in un atto, traduzione dialettale di Gustavo Di Giacomo, Napoli, Chiurazzi, 19052;

Cenerentola. Ghirigoro in un atto, Napoli, Bideri, 1908;

Napulitana. Dramma in un atto, traduzione dialettale di Aniello Costagliola, Napoli, Pironti, 1908;

’E guarattelle. Dramma napoletano in un atto, preceduto da una lettera aperta a G. Verga, Napoli, Società Libraria Italiana Editrice, 1909;

Reginella. Dramma in un atto, Napoli, Pironti, 1909;

’O cantastorie. Dramma in un atto, Napoli, Patarino, 1910;

Piccole cose, Napoli, Pironti, 1937;

Catena. Dramma dialettale in tre atti, Napoli, Società Libraria Editrice, s.d.

 

In anni più tardi si collocano le raccolte:

Teatro dialettale napoletano, con giudizi di Giovanni Verga, Luigi Capuana, Achille Torelli et alii, Napoli, Patarino, 19112. [Contiene: ’O sfregio, Rosa Esposito, ’A figlia d’ ’a Madonna, Comm’a nu brutto suonno…, Trezza d’oro, ’Int’ ’o canciello, Notte, Voce d’ e cose, ’E guarattelle, ’A mercante (La morte), Napulitana];

Atti unici, Napoli, Pironti, 1932. [Contiene: ’O duvere, Reginella, ’O cantastorie, ’A gradiata, ’E cuorve, ’O barile d’oro, ’A martola, ’E figlie ’e Maria, ’A bionda];

Teatro, Napoli, Pironti, 1936. [Contiene: I contadini. Dramma in tre atti, Sull’Etna. Dramma della gleba in due atti].