Nota bio-bibliografica di Raffaele Viviani
a cura di Salvatore Iermano

TORNA a Putiferio
'O guappo 'e cartone



vivianiRaffaele Viviani nacque il 10 gennaio 1888 a Castellammare di Stabia. Il padre, Raffaele anche lui, era impresario teatrale dell’Arena Margherita, ma un sequestro tributario lo costrinse a tornare a Napoli – sua città d’origine – con tutta la famiglia, e ad avviare una serie di collaborazioni con molte compagnie napoletane in qualità di fornitore di costumi e attrezzi scenici. Il piccolo Raffaele era solito accompagnare il padre mentre lui lavorava in giro per teatri e compagnie. Una sera, nel teatrino di Porta San Gennaro, andava in scena un’operetta marionettistica dal titolo Le cocotte o La bisca di Montecarlo, in cui cantava come tenore Gennaro Trengi, che si ammalò. Il piccolo Raffaele lo sostituì. Aveva solo quattro anni e mezzo e il successo fu strepitoso, a tal punto che poco dopo venne affiancato da una duettista, Vincenzina Di Capua.


“Ebbi ben presto anche una duettista, Vincenzina Di Capua, una bellissima adolescente… Ed io la corteggiavo, sia nelle vesti di monaco, nel duetto «Fra Bisaccia» che in quello di un ufficiale del settecento – il duetto «Un bacio rendimi…» […] – e, a stento, le arrivavo alla vita! Vincenzina, per darmi un bacio, in iscena, doveva piegare il busto in avanti…”

(Raffaele Viviani,
Dalla vita alle scene, Napoli, Guida, 1988)


A sei anni debuttò in uno spettacolo di prosa nel dramma Masaniello, messo in scena nel teatro omonimo gestito dal padre presso Porta Capuana, e che nel 1895 si spostò nella zona della Marina. Ben presto il teatro divenne il luogo di incontro dei Capi della Camorra “per prendere decisioni sulla gestione della città” (R. Viviani, op. cit.). Qui il giovanissimo Viviani già si esibiva con numeri propri insieme alla sorella Luisella. Tre anni dopo il Teatro Masaniello si trasferì lungo Corso Garibaldi.
Nel 1900, a dodici anni, Raffaele resta orfano di padre. Gli anni che seguirono furono segnati dal bisogno e dall’indigenza. La famiglia abitava in quel periodo in una stanzetta al Vico Finale del Borgo Sant’Antonio Abate, un quartiere che influenzò parte della sua produzione successiva. Nel 1902 entra nel “Circo Scritto” e l’anno seguente è con la “Compagnia di Varietà Bova e Camerlingo” in una tournée nel nord d’Italia. A Civitavecchia conobbe Ettore Petrolini, ma ebbe anche una spiacevole vicenda giudiziaria: fu trattenuto in cella in attesa che la Questura raccogliesse informazioni sul suo conto e rendergli possibile il ritorno a Napoli. Qui, nel 1904, riuscì a farsi scritturare al Politeama Petrella, dove interpreta per la prima volta una delle sue macchiette più riuscite: «’O scugnizzo». Nel 1906 è all’Arena Olimpia con la macchietta «Fifì Rino», un dandy aristocratico e senza scrupoli. Nello stesso periodo collabora con molte compagnie di Varietà nell’Italia settentrionale (a Milano, Torino, Alessandria e soprattutto Bologna, uno dei palchi più ambiti del Varietà nazionale).
Tornato a Napoli, venne scritturato prima all’Eden e poi al Teatro Nuovo, dove divenne  opolarissimo, indovinando un successo dopo l’altro. Questo fu un periodo di rilevante crescita artistica per Raffaele Viviani: lavorò con Petrolini, allo Jovinelli di Roma, e per il cinema in alcuni film di successo. Nel febbraio del 1911 ebbe un’importante esperienza di livello europeo al Fowarosi Orpheum di Budapest, dove però ottenne un tiepido successo. L’anno successivo è di nuovo in Italia, all’Olimpia di Roma, ma anche qui il successo non fu come quello sperato.
Durante la Grande Guerra fonda una propria compagnia, richiamando molti suoi cari amici conosciuti sui palchi del Varietà, e che debuttò all’Umberto nel dicembre del ’17. Gli anni dal 1918 al 1920 sono quelli della stagione creativa più fertile di Viviani. In quegli anni scrive e rappresenta con grande successo Tuledo ’e notte, ’Nterr’ ’a Mmaculatella, ’O cafè ’e notte ’e gghiurno, Eden Teatro. Dal ’20 comincia a portare le sue opere in giro per l’Italia, mettendo in scena spettacoli che gli permisero di acquisire prestigio a livello nazionale e non solo: due tragedie, I pescatori e Zingari, ma anche commedie come Napoli in frac, La festa di Montevergine, Vetturini da nolo, La  orte di Carnevale e Putiferio. Dopo Putiferio, nel ’29, Viviani e la sua compagnia partirono per una tournèe di un anno in America Latina, riscuotendo notevoli approvazioni da pubblico e critica. A Buenos Aires, però, la rappresentazione di Napoli in frac fu gravemente disturbata da alcuni fuoriusciti che ne fraintesero il significato satirico.
Ritornato in Italia, Viviani conquista definitivamente le platee nazionali con commedie come L’ultimo scugnizzo e Guappo ’e cartone. Nel ’34 interpretò Don Marzio ne La bottega del caffè di Goldoni alla Biennale di Venezia e nel ’36 andò in tournèe a Tunisi, riscuotendo in entrambi le occasioni un clamoroso successo. Dal ’36 in poi Viviani fu pesantemente ostacolato dalla politica linguistica deliberata dal regime fascista, che voleva l’eliminazione delle lingue straniere (e dei dialetti) dal parlato e dai luoghi pubblici, a favore della lingua italiana. Fu costretto a lavorare come interprete di opere altrui (La casa delle ortensie di E. Grassi; Il pazzo sono io di S. Ragosta; Miseria e Nobiltà di E. Scarpetta; Chicchignola di E. Petrolini). Nel ’41 mise in scena Siamo tutti fratelli, una sua riduzione di un testo di A. Petito.
Gli ultimi dieci anni della sua vita furono segnati dal crescente avanzare della sua malattia, che ne limitò progressivamente l’attività e la produzione. A questo periodo appartengono comunque opere significative (ma mai rappresentate) come Muratori (1942) e I Dieci Comandamenti (1947), quest’ultima scritta a quattro mani con il figlio Vittorio. Non si sottrasse nemmeno a un’importante esperienza radiofonica nel primo dopoguerra, con l’emittente “Rete Azzurra” (attuale RadioDue), per la trasmissione Voci e canti di Napoli. Morì a Napoli il 22 marzo del 1950.


Bibliografia essenziale


Opere

A festa ’e Montevergine, in Rivista di Commedie, anno XIII, n. 50, fasc. I, pp. 5-14, marzo 1930.
’O fatto ’e cronaca, Napoli, Guida, 1932;
L’imbroglione onesto, in Il Dramma, anno XIII, n. 266, 15 settembre 1937;
Mestiere di padre, in Il Dramma, anno XV, n. 318, 15 novembre 1939;
La tavola dei poveri, in Sipario, anno IX, n. 100-101 , agosto-settembre 1954, pp. 43-61;
Trentaquattro commedie scelte da tutto il teatro di Raffaele Viviani, a cura L. Ridenti, introduzione di E. Possenti e saggio La commedia umana di Napoli di V. Pandolfi, 2 voll., Torino ILTE, 1957;
Tuledo ’e notte, ’O fatto ’e cronaca, La musica dei ciechi, in Teatro Napoletano, a cura di G.  Trevisani, Bologna, Guanda editore, 1957;
La festa di Montevergine, con saggi di C. Mazza e C. Trabucco, Napoli, ESI, 1963;
Circo equestre Sgueglia, a cura di E. Bellingeri, Roma, Officina Edizioni, 1978;
I dieci comandamenti, presentazione di M. Martone, Napoli, Guida, 2000;
Zingari, ivi, 2006;
Canti di scena, a cura di P. Scialò, ivi, 2006.

Una scelta dei testi maggiori di Viviani è raccolta in
RAFFAELE VIVIANI, I capolavori, a cura di A. Lezza, prefazione di R. De Simone, con una nota musicale di P. Scialò, Napoli, Guida editori, 1992.

Tutta la produzione teatrale di Viviani è raccolta in
RAFFAELE VIVIANI, Teatro, voll. I-V, a cura di G. Davico Bonino, A. Lezza, P. Scialò, Napoli, Guida Editori, 1987-1991, vol. VI, a cura di A. Lezza, P. Scialò, introd. di G. Fofi, 1994.


Studi

Fondamentale ai fini di una ricostruzione biografica dell’A. è l’autobiografia Dalla vita alle scene, Rocca San Casciano, Cappelli, 1928, poi Napoli, Guida, 1977 e 1988.
Per un primo inquadramento sulla vita e l’opera di Raffaele Viviani si rinvia al capitolo di V. VIVIANI, Raffaele Viviani, in ID., Storia del teatro napoletano, Napoli, Guida Editori, 1969, pp. 807-77 (n. ed. ivi, 1992) e alla bella monografia di G. TREVISANI, Raffaele Viviani, Rocca San Casciano, Cappelli, 1961.

Tra i più recenti studi critici sull’opera di Viviani cfr.:
Da Russo a Viviani, A. Palermo, in ID., Da Mastriani a Viviani. Per una storia della letteratura a Napoli fra Otto e Novecento, Napoli, Liguori Editore, 19873, pp. 98-105;
Il teatro di Viviani: lingua, dialetto, gergo, A. Lezza, in Lingua e dialetto nella tradizione letteraria italiana, AA.VV., Roma, Salerno editrice, 1996, pp. 537-551;
Viviani. L’autore – L’interprete – Il cantastorie urbano, A. Lezza, P. Scalò, Napoli, Colonnese Editore, 2000;
Viviani, a cura di M. Andria Napoli, Pironti, 2001;
Raffaele Viviani. Teatro, poesia e musica, a cura di A. Lezza, P. Scialò, Napoli, CUEN, 2002;
La funzione degli spazi: da Raffaele Viviani ad Annibale Ruccello, M. Palumbo, in La civile letteratura. Studi sull’Ottocento e il Novecento offerti ad Antonio Palermo, II, Il Novecento, AA. VV., Napoli, Liguori Editore, 2002, pp. 201-211;
Commedia e dramma da Scarpetta a Viviani, G. Nicastro, in Letteratura e cultura a Napoli tra Otto e Novecento, AA. VV., a cura di E. Candela, Napoli, Liguori Editore, 2003, pp. 51-65;
Raffaele Viviani. La compagnia, Napoli e l'Europa, V. Venturini, Roma, Bulzoni, 2008.