I soprannomi dei camorristi PDF Stampa E-mail
di Patricia Bianchi   

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Il nome proprio, già nelle antiche culture mediterranee, identifica le persone; successivamente, e in particolare in epoca romana, per distinguere meglio una persona,  per indicare una specifica persona, si è aggiunto un secondo nome al nome proprio, attribuito dalla persona stessa o da altri, derivandolo generalmente dal nome di uno dei genitori, del luogo di origine, o da un appellativo che fa riferimento a una caratteristica fisica o del carattere, al lavoro esercitato, a un episodio biografico. Questo secondo nome era detto soprannome nell’uso antico.

Con soprannome, oggi, si intende comunemente un nome, diverso dal nome proprio e dal cognome, con cui, specialmente in ambienti popolari, in piccole comunità, in ambiti dei mestieri e delle professioni o nei gruppi  giovanili, ma anche in gruppi marginali o di malavita, si usa chiamare e indicare una persona (si chiama Renzo Grassi, ma tutti lo conoscono con il soprannome di Morino;  è svelto di mano, e infatti per soprannome lo chiamano il Gatto; il letterato fiorentino Giovanni Mazzuoli, più noto col suo soprannome di Padre Stradino).

In anni recenti l’attribuzione dei soprannomi, anche nei gruppi camorristici, ha risentito delle mode mediatiche e degli stili di vita consumistici: ritroviamo così, accanto a soprannomi dialettali di tipo tradizionale, quelli correlati a altri nomi propri  per presunte somiglianze con divi dello schermo o con personaggi di cui l’attore interprete assume il nome per antonomasia, come nel caso di Kabir Bedi per Sandokan. In altri casi si attribuisce il nome di un eroe dei cartoni animati,  come Pikachu, o di una preferenza alimentare identificata con la marca del prodotto, come Kit kat o Pavesino.

Proprio questa tipologia di soprannomi di nuova generazione contribuisce a incrementare anglicismi e altri forestierismi accanto ai termini dialettali nel sistema gergale della camorra.