Aniello Costagliola, Cronaca nera, a cura di Vincenzo Caputo


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Il dramma in un atto Cronaca nera di Aniello Costagliola fu pubblicato per la prima volta a Napoli dall’editore Pironti senza indicazione della data e, in seguito, nella raccolta postuma di opere dell’autore partenopeo prefata dall’amico Roberto Bracco (Napoli, Istituto Editoriale Meridionale, 1929, pp. 70-102). Non si può ovviamente escludere che lo scritto fosse apparso, precedentemente o contemporaneamente, sui giornali del tempo (e, in tal senso, risulta opportuna una ricerca almeno su «Scintilla», dove Costagliola pubblicò molti altri scritti nel primo ventennio del Novecento).

È la storia, ambientata a Napoli, di Carmine Maggese, uomo anziano e privo dell’uso di un braccio, di Natalina, sua nipote, e di Petruccio Evangelista, camorrista e protettore della donna, ai quali si aggiungono altri personaggi secondari (Peppe Miullo, amico di Carmine, Cummara Santa, gli agenti di Polizia, etc.). Natalina e Petruccio sono intenzionati a partire per Marsiglia, dove, attraverso la malavita della donna, i due potranno migliorare le proprie condizioni economiche per poi tornare nella città partenopea. All’oscuro di tale decisione e, apparentemente, della vita della donna, è il nonno Carmine che, nel giorno della partenza, è stato inviato con una scusa fuori città. La scena si accende, quando Carmine e l’amico Peppe giungono prima del previsto nella loro dimora. Lo scontro è, a questo punto, inevitabile sia con Natalina che con Petruccio. Carmine Maggese non vuole essere lasciato solo e svela alla donna di conoscere bene la sua vita e lo sfruttamento che su di essa esercita Petruccio il camorrista (termine che ricorre in tale scambio di battute per la prima e unica volta). Al drammatico scontro verbale tra Carmine e Natalina si affianca quello tra Carmine e Petruccio. L’anziano chiede di essere portato a Marsiglia, dichiarandosi pronto anche a fare da servitore, ma la risposta negativa di Petruccio è perentoria e si manifesta in modi superbi. A questo punto il Maggese sembra rabbonirsi e si mostra disposto a far partire i due amanti, anche se il lettore comprende che la sua silenziosa accettazione nasconde una profonda macchinazione mentale. Nella penultima scena (la quattordicesima) si apprende, infatti, la notizia che Petruccio è stato arrestato poche ore prima della programmata partenza a causa di una denuncia al commissariato su un furto e su un relativo omicidio compiuto da un ladro non identificato. A compiere la denuncia è stato ovviamente il vecchio Carmine, che ha accusato di tutto il rivale Petruccio. L’anziano uomo, però, non sa che la sua denuncia determina necessariamente anche l’arresto della sua Natalina (con lui la sera del misfatto). La notizia fa nascere nell’uomo un estremo senso di colpa che si concretizza in un attacco di paralisi che lo uccide.

La figura di Petruccio, all’interno del dramma, incarna, quindi, l’immagine del camorrista protettore e approfittatore di donne. Lo si evince, ad esempio, dai modi in cui egli tratta sia Natalina che Carmine e, soprattutto, dall’episodio della vendita, forzata, dell’argenteria di Natalina e di una sua collana d’oro, alla quale la donna è molto affezionata. Pur ricorrendo il termine “camorra” una sola volta all’interno del dramma, esso è ben incarnato dal personaggio in questione, il quale si mostra senza scrupoli e pronto a sfruttare il prossimo.

 

 

Edizione di riferimento

A. Costagliola, Teatro, pref. di R. Bracco, Napoli, Istituto Editoriale Meridionale, 1929, pp. 71-102.

 

Altre edizioni

A. Costagliola, Cronaca nera. Un atto, Napoli, T. Pironti, s.d.

 

Rappresentazioni

Non è possibile stabile, allo stato attuale delle ricerche, il tempo e il luogo della rappresentazione di Cronaca nera.