Brani dall'Inchiesta Saredo


Il male più grave, a nostro avviso, fu quello di aver fatto ingigantire la Camorra, lasciandola infiltrare in tutti gli strati della vita pubblica e per tutta la compagine sociale, invece di distruggerla, come dovevano consigliare le libere istituzioni, o per lo meno di tenerla circoscritta, là donde proveniva, cioè negli infimi gradini sociali. In corrispondenza quindi alla bassa camorra originaria, esercitata sulla povera plebe in tempi di abiezione e di servaggio, con diverse forme di prepotenza si vide sorgere un’alta camorra, costituita dai più scaltri e audaci borghesi. Costoro, profittando della ignavia della loro classe e della mancanza in essa di forza di reazione, in gran parte derivante dal disagio economico, ed imponendole la moltitudine prepotente ed ignorante, riuscirono a trarre alimento nei commerci e negli appalti, nelle adunanze politiche e nelle pubbliche amministrazioni, nei circoli, nella stampa. È quest’alta camorra, che patteggia e mercanteggia colla bassa, e promette per ottenere, e ottiene promettendo, che considera campo da mietere e da sfruttare tutta la pubblica amministrazione, come strumenti la scaltrezza, la audacia e la violenza, come forza la piazza, ben a ragione è da considerare come fenomeno più pericoloso, perché ha ristabilito il peggiore dei nepotismi, elevando a regime la prepotenza, sostituendo l’imposizione alla volontà, annullando l’individualità e la libertà e frodando le leggi e la pubblica fede”.

 

Brano tratto dalla Regia commissione d’Inchiesta per Napoli, Relazione sull’amministrazione comunale, di cui era relatore il senatore Saredo.    

Di difficile lettura sono le relazioni camorriste quando si incontrano con i poteri alti. Il rischio che si corre – avverte Marcella Marmo, docente di Storia contemporanea dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ricercatrice sulla camorra dell’Ottocento e componente del comitato scientifico della Biblioteca sulla camorra – è quello di incorrere in errori interpretativi, confondendo le relazioni che il network delinquenziale intesse con altri gruppi, con l’esistenza di una “camorra alta” o “in guanti bianchi” che dirige quella bassa.